Napoleone ha perso anche quest’anno – Waterloo 2015

Era un giorno a caso di un mese a caso del 2012. Ero in salotto e, non avendo niente da fare, facevo cose molto importanti tipo googlare in maniera random alla ricerca di informazioni inutili. Mi imbatto quindi in una data ben precisa. 18 giugno 1815. Battaglia di Waterloo. Caspita, tra tre anni sarà il bicentenario, vuoi vedere che organizzeranno qualcosa di interessante? Dopo 10 minuti passati a fare ricerche in rete un’idea prende piede nella mia mente. Tra tre anni sarò in Belgio a vedere la rievocazione della battaglia di Waterloo.

Mi sono interrogata spesso sul perché di questa scelta. Sono un’ appassionata di guerra? No. Sono una fan sfegatata di Napoleone? No. In realtà penso che abbia influito quella curiosità mista alla voglia voyeuristica del viaggiatore che lo spinge a vedere, non tanto per conoscenza quanto per bisogno. Un po’ come quando si formano file chilometriche sul grande raccordo solo perché la gente rallenta per vedere l’incidentato di turno. Sembra un po’ macabro, ma non se ne riesce a fare a meno.

19 GIUGNO 2015

Come da previsione sono in Belgio. Prendo il treno da Bruxelles fino a Braine- l’Alleud, dove c’è una navetta che mi porta finalmente a Waterloo.IMG_3608 Appena scesa rimango a bocca aperta davanti al Butte du Lion, un’enorme collina sovrastata da una statua di un leone che domina sul paesaggio. Lo so, la collina è artificiale. Lo so, sconvolge quello che era il territorio originale e, di conseguenza, le menti dei puristi della storia, ma rimane comunque un monumento molto suggestivo. Inoltre mi accompagnerà per tutta la giornata come sfondo del campo di battaglia.

Il primo assaggio bellico mi si presenta nell’unico negozio di souvenir della città, dove c’è la rievocazione del black Friday negli USA. Tra magliette svolazzanti e portachiavi terrorizzati riesco a comprare un piccolo soprammobile per la mamma.IMG_3623 Esco dal negozio e sento in lontananza un tamburo che suona una marcia militare. Mi avvicino e piano piano attaccano gli ottoni, i flauti e la grancassa. Ora, a me le bande fanno impazzire, le guarderei per ore, ed è per questo che mi intrufolo tra la gente e mi piazzo seduta a terra a guardare questa banda da parata francese in doppio petto blu. Finiscono l’esibizione con l’inno francese, con tanto di vecchietto tra il pubblico che canta con la mano sul cuore. Continuo fischiettando tra me e me la Marsigliese quando mi imbatto negli stand espositivi dove, finalmente, vedo la famosa moneta commemorativa da 2 euro e mezzo. Riassumo brevemente: i belgi volevano coniare una moneta commemorativa da due euro con l’immagine del Butte du Lion. I francesi, colpiti nell’orgoglio, hanno protestato per questa scelta ritenendola inappropriata. I belgi, per non scatenare un incidente diplomatico, ne hanno coniata una da 2 euro e mezzo, ovviamente valevole soltanto per i collezionisti. Io di solito non generalizzo, ma da questa storia si evince una certa tendenza all’orgoglio da parte dei francesi, e una certa tendenza all’umorismo da parte di quei burloni dei belgi.

Riprendo a gironzolare tra gli stand in un tripudio di francobolli, miniature, libri antichi e nuovi, vestiti d’epoca e mille altri oggetti. Praticamente il paradiso dei gadget per fanatici dei gadget, proprio come me, e mi ritrovo finalmente davanti all’entrata del campo di battaglia. Sbircio dal cancello la distesa di quasi trenta ettari dove si svolgerà la rievocazione, e sussulto davanti a questo spazio enorme, che tra breve sarà pieno di soldati e polvere da sparo. Mostro il mio biglietto e sono dentro. La grandezza del campo di battaglia mi si rivela di nuovo nel tempo che impiego per arrivare sugli spalti, cioè ben venti minuti di camminata a passo svelto sul lato sud del campo. 20150619_192119 Intanto il freddo inizia a farsi sentire inaspettatamente, e maledico il fatto di non essermi portata una giacca a vento. Ricordo in mattinata quando dicevo tra me e me vabbé, ti pare, al massimo mi porto un maglioncino, ma si dai anche la sciarpetta. Sbagliatissimo. In quel momento avrei voluto che sotto gli spalti non vendessero gelati per masochisti del freddo, ma comode giacche rivestite di vari strati di pile. Uso quindi la famosa tecnica del pensa a un posto caldo e vado ad accomodarmi nel mio posto. Sono una delle prime, quindi vedo riempirsi lentamente tutti gli spalti, scorgo i primi reggimenti posizionarsi, le scie di grano schiacciato che lasciano alle loro spalle, e piano piano cavalieri, fanti e artiglieria pesante. A trenta minuti dall’inizio parte la musica in stile “il gladiatore”, e poi addirittura la cronaca dagli altoparlanti, come se stesse per iniziare un ibrido tra un kolossal e una partita di calcio. E forse, per alcuni, è proprio questo. Finalmente gli schieramenti sono al loro posto, i cavalli pronti e i fucili carichi. E 60000 spettatori non aspettano altro che il primo fuoco venga sparato.

             Che la rievocazione della più gloriosa delle disfatte abbia inizio.

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L’Armée du nord francese contro la settima coalizione

6000 rievocatori

300 cavalieri

100 cannoni

30 ettari di terreno

20 cm la lunghezza media delle basette dei figuranti

Inizia così l’attacco francese, con la fanteria che assalta la fattoria di La Haye Sainte, difesa dagli inglesi, e poi cariche della cavalleria e cannonate dell’artiglieria pesante francese a non finire. E poi scontri tra compagnie di fucilieri, i primi feriti e il fumo della polvere da sparo che si diffonde su tutto il campo. Proprio in questo momento maledico il fatto di non aver portato un bel binocolo. Il campo di battaglia è talmente grande che non si riescono a notare i piccoli particolari, come ad esempio gli ordini dati dagli ufficiali o, spesso, il colore delle divise. Inizia poi anche l’attacco al castello di Hougoumont che non verrà mai conquistato dai francesi. IMG_3893Nel frattempo aumentano gli scontri tra la fanteria di linea francese e quella inglese, gli spari dei fucili sono sempre di più, l’artiglieria pesante cede il passo alla fanteria leggera che infastidisce l’azione della cavalleria che carica e carica a spron battuto. E i prussiani su un’altura che aspettano il momento giusto, quello che toglierà ogni speranza ai francesi.

Dopo un’ora di combattimenti passa l’eccitazione iniziale ed entro in una specie di stato allucinatorio in cui vedo tutto il campo di battaglia come un insieme unico, un capodanno enorme, e roghi che ardono da un lato all’altro. Io sono Napoleone, questa mattina pensavo di avere 90 possibilità su 100, ora non lo so, ma voglio morire sul campo di battaglia, non a Sant’Elena. Lì ci si annoia. E il duca di Wellington, si, questo piccolo inglese ha proprio bisogno di una lezione.

Una cannonata però mi riporta alla ragione e mi fa notare l’altra faccia di questa rievocazione, e cioè il fervore della gente sugli spalti. Sento gente discutere, alcuni litigano. E se Napoleone avesse vinto? Ma che dici, la storia non si fa coi se e coi ma. Si però se non avesse piovuto sarebbe andata a finire diversamente, e poi Grounchy è stato un vero cretino, per non parlare del maresciallo Ney e di quel babbeo di Girolamo Bonaparte. Ma il problema vero è che Napoleone aveva le emorroidi. Macchè, è una questione di numeri, inglesi e prussiani erano il doppio. Si si, tutti a parlare di Napoleone, ma nessuno che parla dell’intelligenza tattica del duca di Wellington e del feldmaresciallo Blucher. Si certo, bravo il duca, ma Napoleone mi sta più simpatico.

Le diatribe storiche da bar divampano, come i fuochi sul campo di battaglia, e si affievoliscono col calare della notte, quando la rievocazione è ormai conclusa. Un gruppo di giovani francesi accanto a me inizia a gridare vive la France sventolando una bandiera col tricolore transalpino. Dei signorotti belgi, ridacchiando tra di loro, gli dicono ehi, avete perso anche quest’anno. I giovani francesi gli rispondono beh, si, ma ci rifaremo la prossima volta. L’epilogo perfetto di una bellissima giornata.

Per vedere le foto di Waterloo 2015 clicca qui.

Per leggere l’intervista al I Reggimento di Fanteria Italica clicca qui.

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